Pagina:Panzini - Trionfi di donna.djvu/259

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il trionfo di puccìn 255

desiderasse finire con sè. Crosio era anzi uomo di affari.

Ma appunto l’abitudine di considerare le cose del mondo sempre come un affare, può indurre talora alle stesse conclusioni pessimiste e terribili come se si fosse filosofi.

Di queste considerazioni chi ne sofferse gli effetti fu Giuseppa, la neonata, la innocente!

Con tanta abbondanza di bei nomi muliebri che oggi l’estetica regala alle donne, fu imposto alla innocente questo volgarissimo nome di Giuseppa, tolto al calendario nel dì della nascita.

Invano il piccolo essere, dai lini ove era stato posato, faceva capire con due grandi occhi attoniti e aperti, che anche ella avea diritto al caffè-latte in famiglia: invano protestava con acute strida che sarebbe stata buona, ubbidiente, e non sarebbe cresciuta proterva, svogliata come i suoi fratelli.

Le proteste non furono accolte.

Il fagottino di quattro chili fu portato via da una robusta balia campagnuola, e non se ne parlò più.

***


Almerigo Crosio si ricordava di avere una figliuola quando scadeva il baliatico alla fine del mese.

D’altronde la sua coscienza era tranquilla.