Pagina:Panzini - Viaggio di un povero letterato.djvu/195

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xvii. - Pìccoli penati 179

de della nostra civiltà: quattordicimila morti.

Al di là di questo manto azzurro del mare si deve udire il cannone rombare.

Ma già, quando s’alza il sole, la vita comincia lo stesso.

Il sole! Un gran pèndolo oscillante nel vuoto: da un lato l’istinto a fuggire la morte, dall’altro lato l’istinto a cercare la guerra!

Un cimitero elevò d’un tratto i suoi torrioni funerari, immoti davanti al treno fuggente. La macchina sibilò. Rìmini!

Thalatta, thalatta, l’eterno mare! la lama azzurrina dell’Adriàtico saliva verso il cielo, ma io non ti salutai, eterno mare: non ti saluterò più!

Mi rincantucciai e nascosi il volto.



Quella grama famigliuola non discese a Rìmini, che è stazione di gran mondo.

A Rimini vidi il soldatino, rèduce dalla guerra.