Pagina:Panzini - Viaggio di un povero letterato.djvu/32

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
16 viàggio d’un pòvero letterato

mo gente pacìfica, e disarmiamo il caffè e il vino innocenti.

Lodo la mia saggezza e la mia previdenza di avere condotto meco così opportunamente quella bottiglietta di caffè: lodo anche la mia personale abilità nel preparare il caffè; sopratutto lodo il tappo, il quale nel percorso Milano-Vicenza ha tenuto fermo: il caffè non l’hanno bevuto le camìcie e i fazzoletti; ma lo bevo io, ed è assai buono. Questa volta sono molto fortunato. Di sòlito i tappi che io metto non tèngono mai; ovvero calco troppo, e si rompe il vetro: così che in un modo o nell’altro tutti bèvono all’infuori di me. Ma questa volta bevo io.

È un frescolino gentile ed il cielo è di una purità incantèvole, quasi ingènua. È l’ora che il buon Dio fa la toilette al mondo quando gli uòmini dòrmono? Nessuno mi proibisce di pensare al buon Dio; e nemmeno mi è proibito di crèdere che questo bellissimo sole apra la sua enorme palpèbra, e sorrida, fra il fogliame, tutto per me. Accendo un mezzo toscano ed elevo il suo incenso contro il sole. Anche il toscano è buono, e il mio pensiero va con riconoscenza