Pagina:Pastor fido.djvu/252

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   Vi son’io debitor, perch’hoggi vivo.
   Hò di mia vita corsi
   Cent’anni già, nè seppi mai che fosse
   Viver, nè mi fù mai
   La cara vita, se non hoggi cara.
   Hoggi à viver comincio, hoggi rinasco.
   Ma che perd’io con le parole il tempo,
   Che si dè dar’à l’opre?
   Ergimi figlio, che levar non posso
   Già senza te queste cadenti membra.
   Mon.Un’allegrezza hò nel mio cor Tirenio,
   Con sì stupenda maraviglia unita,
   Che son lieto, e nol sento,
   Nè può l’alma confusa
   Mostrar di fuor la ritenuta gioia,
   Sì tutti lega alto stupore i sensi.
   O non veduto mai, ne mai più inteso
   Miracolo del cielo,
   O grazia senza esempio,
   O pietà singolar de’ sommi Dei.
   O fortunata Arcadia,
   O sovra quante il Sol ne vede, e scalda,
   Terra gradita al ciel, terra beata.
   Cosi il tuo ben m’è caro,
   Che’l mio non sento, e del mio caro figlio,
   Che due volte ho perduto,
   E due volte trovato, e di me stesso,
   Che da un’abisso di dolor trappasso
   A un’abisso di gioia,