Pagina:Patria Esercito Re.djvu/101

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i volontari 83

Smontiamo, e si va ad un una piccola osteria, al primo piano, cui si sale per una scaletta esterna. Ridendo, chiaccherando, ordiniamo la colazione. Mi affaccio alla finestra e vedo ancora i due gendarmi! Ma avevamo combinato il nostro piccolo piano strategico per ingannare gendarmi e poliziotti.

Terminata la colazione, si comincia a fare un baccano indiavolato. Domandiamo delle carte da giuoco. Si giuoca un po’, si grida: poi ci affacciamo e chiamiamo i nostri tre barcaioli:

— Su, su, venite qui! Vogliamo che ci insegnate la morra!

I tre salgono, e lì ha principio una partita di morra veramente mastodontica:

. . . . Quatter! Sett! Duu!... Tucc alla morra!

Ma i due gendarmi erano sempre in funzione!

Intanto, l’amico mio mi dà una stretta eloquente di mano; lui ed il compagno, quatti, quatti, escono da una finestra posteriore che dava in un orticello; di lì, per le anguste strade d’Argegno, dovevano svignarsela prestamente su pei monti, per portarsi al posto di ritrovo prestabilito.

I due gendarmi erano sempre giù in strada.... E, su, nella cameretta dell’osteria, rimasto io solo coi barcaiuoli, si raddoppiavano le grida, le risate, ed il giuoco continuava animato più che mai. I pugni sul tavolo non erano altro che commedia, e noi quattro rimasti ci guardavamo intanto trepidanti, ansiosi, pensando ai due che in quel momento s’arrampicavano su per i sentieri del monte.

Passò così una mezz’ora. Nulla essendovi di nuovo, eravamo certi che i due fuggitivi avevano ormai raggiunto la guida.... M’affaccio alla finestra, e respiro. I due gendarmi, rassicurati e stanchi della lunga fazione, scantonarono tranquillamente, lasciando libero il passo.

A Cadenabbia riprendo il battello a vapore, ma a dir il vero, temevo d’incontrarmi col Commissario del giorno innanzi, il quale avrebbe potuto canticchiarmi: “Eran tre ed ora è uno!„ Ma la fortuna mi aiutava. Il Commissario c’era, ma non era lo stesso.

A Milano si rimase inquieti cinque giorni, durante i quali non ci pervenne notizia alcuna! Finalmente si ebbe lettera da Torino: i due fuggitivi vi erano giunti: ma il viaggio era stato lungo e difficile! Ad un certo punto, avendo corso il rischio d’essere scoperti dai doganieri, erano stati obbligati a nascondersi per quasi un’ora fra i massi del monte, in mezzo alla neve. Tranne il soprabito, ai fuggitivi non restava altro per coprirsi. L’amico mio s’era sentito vincere dal freddo e aveva perduto le forze, dichiarando d’essere incapace di più oltre proseguire! Figuratevi che momenti! Non potevano pensare ad accendere fuoco, perchè sarebbe stato come un dare l’allarme ai doganieri: aiutato, sorretto dalle guide,