Pagina:Pellegrino Rossi e la rivoluzione romana I.pdf/275

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capitolo quinto 267

concetto della nazionalità; Rossi ministro in Roma ripudiava la lega col Piemonte, vagheggiava quella con Napoli, scherniva la guerra dell’indipendenza, volgeva in beffa il concetto della costituente acclamato da tutta Italia, sancito a Torino e a Firenze e lo diceva concetto da ubbriachi1, restituiva al bombardatore alcuni fuggitivi politici, faceva scorrazzare in gran pompa i carabinieri per la città onde atterrire il popolo, bistrattava grandi e piccoli e Roma stordita credeva di esser tornata all’antico dispotismo»2.

L’effervescenza era al colmo e la marea era tanto salita che più oltre non poteva salire. Si facevano i più stravaganti progetti, i disegni i più arrischiati; tutti si credevano in buona fede minacciati, tutti si vedevano già assaliti... tutti sentivano il bisogno di difendersi. Allora, in una discussione che non era più tale, ma tumulto, su proposta di Ciceruacchio, si decise di diffonderere in tutti i Circoli l’ordine che all’indomani tutti i civici liberali, tutti i reduci di Vicenza uscissero in uniforme; in caso di allarme, ciascuno corresse a prendere il fucile e accorresse a piazza di Spagna.

Poi si stabili di continuare, nella serata e nella mattinata susseguente, l’opera, già cominciata da qualche giorno, di affratellamento fra le milizie di linea, i dragoni e i carabinieri e il popolo.

Pietro Sterbini e Carlo Luciano Bonaparte Principe di Canino si proponevano di interpellare immediatamente il ministero sull’arbitraria estradizione degli esuli napoletani e sull’imponente apparato di forze, minaccioso per le pubbliche libertà, a cui, senza alcuna apparente legittima ragione, era addivenuto il governo.

Pellegrino Rossi era salito al potere per resistere — senza accorgersene e senza volerlo — per resistere alla logica storica: egli, fidente nella panacea delle sue dottrine guizottiane, era salito al potere per propugnare l’ideale du juste milieu che la Enciclica del 29 aprile aveva distrutto, per governare in nome di un partito moderato, che, se era esistito artificialmente sino

  1. Inter scyphos.
  2. C. Rusconi, La Repubblica romana del 1849 già citata, Introduzione, pag. 17.