Pagina:Pensieri di uomini classici sulla lingua latina.pdf/19

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
 
—( 19 )—
 


derno, e pochi fra gli antichi son pervenuti. Vedete un bel fiore ch’ei colse negli orti Catulliani, fiore che olezza d’una fragranza beatissima, e tale che solo basterebbe per supplire ad altri esempli che potrei recarvi di quel suo altissimo canto. È la similitudine d’una fanciulletta innocente:

Ut flos in septis secretus nascitur hortis,
Ignotus pecori nullo contusus aratro
Quem mulcent auræ firmat sol educat imber......
Sic virgo dum intacta manet........
La verginella è simile alla rosa
Che in bel giardin sulla nativa spina
Mentre sola e sicura si riposa,
Né gregge né pastor le se avvicina:
L’aura soave e l’alba rugiadosa
L’acqua la terra al suo favore inchina......

Bella è pure la comparazione ch’ei tolse da Stazio:

Ut lea quam sævo fætam pressere cubili
Venantes Numidæ natos erecta super stat
Mente sub incerta: torvum ac miserabile frendens
Illa quidem turbare globos, et frangere morsu
Tela queat sed prolis amor crudelia vincit
Pectora, et in media catulos circumspicit ira.
Com’orsa, cui l’alpestre cacciatore
Nella petrosa tana assalit’abbia,
Sta sopra i figli con incerto core
E in suono freme di pietà e di rabbia:
Ira la invita e natural furore
A spiegar l’ugne a insanguinar le labbia,
Amor la intenerisce e la ritira
A riguardare i figli in mezzo all’ira.

Ultimo ci attende il Cantore della Gerusalemme. Vi taccio qui