Pagina:Pensieri e discorsi.djvu/262

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
250 pensieri e discorsi

gono dalle campagne a far le loro provviste di domenica; si senta più particolarmente danneggiato dalla restituzione di questo legittimo riposo. Io non ho competenza per risolvere questo dubbio che può esserci; ma ricordo che nelle altre città i campagnoli hanno per loro un giorno di mercato, in cui affluiscono nella loro città madre, portando, oltre che i loro prodotti in piazza, anche lavoro ai cittadini, più esperti di quelli de’ loro villaggi, oltre che guadagno ai commercianti. Questo giorno di mercato si formerà da sè, per necessità delle cose, senza che sia deliberatamente istituito. E a ogni modo, il commercio via via bisogna che si muova, si agiti, si vivifichi; vada esso a cercare gli avventori, sempre vigile e agile; non stia olimpicamente seduto ad aspettare chi venga ad offrirgli il suo danaro.

Voi v’intenderete. Il fatto stesso d’esser voi qui, è così bello! rallegra tanto il cuore! Vedete. Io che di certi onori non so che farmene, io che non conosco altra gioia al mondo, che quella di godermi il mio libero pensiero nel mio cantuccio d’ombra, è la prima volta, credo, in vita mia che mi sono esaltato in me stesso! Io ringrazio l’onorevole Noè, l’uomo così semplice e forte, che tra la sua barba folta nasconde un così ingenuo sorriso, che ha, coperto in cotal modo dalla sua riputazione di rivoluzionario, un cuore così mite e puro; e, con lui, ringrazio i gentili cittadini La Torre, Coglitore, Mazzullo, Pugliesi e quanti altri mi invitarono a venir qui; e se devo l’invito alla mia professione d’aver idee piuttosto che partito, sia ringraziata anche quella professione: la quale (perdonate la piccola parentesi) non è mica fatta per procurarmi applausi e lode ed entu-