Pagina:Per la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.djvu/12

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Erasi, invero, promesso che il palazzo dei Giudici, dopo lo sgombro della Biblioteca, sarebbe stato conceduto alle Gallerie, che hanno estremo bisogno di maggiore spazio, non solo per gli uffici di amministrazione, ma anche per disporre le molte centinaia di quadri ora raccolti nei magazzini, e le migliaia di disegni e di incisioni dei grandi maestri ancora chiuse in buste e non mai vedute dal pubblico.

E si era fatto sperare al Comune che il Padiglione dei Veliti sarebbe passato, col palazzo detto della Dogana Vecchia, all’Archivio di Stato, che avrebbe potuto, per tal modo, meglio ordinare l’ufficio dello Stato Civile, aprire una nuova Sala di esposizione, una Sala di lettura, alcune Sale di studio riservate, e trasportare presso la nuova Sala di lettura la sua Biblioteca di consultazione destinata ai ricercatori. Dicevasi che il resto del locale ceduto avrebbe dato posto, con gli scaffali già fatti e pronti, a 50 mila filze di Archivio per i futuri ingrandimenti.

Fu data quindi, fra tante buone parole, immediata partecipazione al Ministero della proposta che si sarebbe fatta al Consiglio Comunale, per il concorso alla elevazione del nuovo edificio della Biblioteca, e gli fu indicata l’area del Centro che intendevasi di offrire. Questa idea di costruire un palazzo apposito fu necessariamente accolta, dopo che si dovettero riconoscere inutili i tentativi per l’adattamento del palazzo Riccardi, del Casino di S. Marco, del palazzo della Crocetta e del palazzo di S. Firenze; perchè col solo riadattamento di un palazzo qualsiasi non si può più, ai giond nostri, conseguire quella distribuzione e comodità delle sale e dei magazzini che sono assolutamente indispensabili per un servizio regolare e spedito di una grande Biblioteca.