Pagina:Per la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.djvu/33

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Nè andrebbe in fiamme la sola Biblioteca, perchè l'incendio suo involgerebbe nella rovina, inevitabilmente, anche l'Archivio di Stato e la Galleria.

Si perderebbero cosi in poche ore e per sempre tali e tanti tesori, che tutti gl’italiani dinanzi al mondo civile dovrebbero coprirsi la faccia per la vergogna.

Evidentissima, dunque, assoluta, improrogabile la necessità di provvedere.

E il modo è uno solo: levare di là la Biblioteca, e stabilirla in altra sede; con che non solo si provvederebbe ad essa, ma si darebbe altresi più spazio e migliore assetto all’Archivio e alla Galleria, cioè si provvederebbe a tre Istituti di capitalissima importanza.

Ma come provvedere? Dove trasferire la Biblioteca, che, tutto compreso, occupa oggi più di ottanta stanze?

Ecco il nodo della questione, che a me sembra meno difficile che a prima vista non apparisca.

Il Comune di Firenze, non immemore dell’antica grandezza, conduce ora nel centro della città un’opera grandiosa, che lascierà un’area libera edificabile di oltre quattromila metri quadrati in vicinanza della nuova Piazza Vittorio Emanuele. Quell’area, che vale non meno di mezzo milione di lire, venne offerta al Governo per l’edificio della Biblioteca.

L’edificio sorgerebbe di pianta, fiancheggiato da quattro ampie strade; cioè rivestirebbe tutte le condizioni per essere sede di una grande Biblioteca degna veramente di Firenze e d’Italia.

L’on. Costantini dimostrava quindi che per il concorso della Cassa di risparmio fiorentina era anche risoluto il problema finanziario; giacché trattavasi soltanto di assegnare in bilancio il fondo per l’ammortamento.

Dopo questo rapporto, che sembrava dovesse chiudere il periodo dell’aspettazione, l’onorevole Ministro Baccelli scriveva al Sindaco, il 10 Gennaio 1896, che non avrebbe mancato di presentare al Parlamento il progetto per la Biblioteca, e di fare in modo che fosse prontamente discusso e approvato.