Pagina:Per la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.djvu/50

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15 Novembre 1895, del Ministro Gianturco, il 21 Dicembre 1896, dei Sotto-segretari di Stato on. Bonardi e on. Pinchia, il 14 Giugno 1898.

In queste otto visite, sempre gradite, non venne giammai posto menomamente in dubbio che la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze era lasciata dal Governo nel più pernicioso abbandono; ed anzi gli stessi personaggi ufficiali, lodando il personale, non nascosero la loro meraviglia che si potesse, in un simile stato di cose, continuare il servizio di lettura per il pubblico.

Così la fidente attesa del Comune era di volta in volta rianimata; e si aveva ragione di attendere che al ritorno in Roma di ciascuno dei Ministri o dei Sottosegretari di Stato si sarebbe subito chiesta al Parlamento la facoltà di costruire la nuova ed urgentissima opera.

Gli uomini del Governo che si compiacquero di venire fra noi usarono parole piene di gratitudine per il Comune che non aveva revocato il dono cospicuo di un’area di tanto valore, nel centro dell’abitato, tenendola vincolata, con proprio danno, per sì lungo volgere di anni e senza alcun frutto. Nè disconobbero gli attenti visitatori l’imperioso bisogno che fossero, al pari della Biblioteca, ingranditi, meglio difesi e posti al sicuro gli altri due preziosissimi Istituti Nazionali, le Gallerie e l’Archivio di Stato.

Devesi infine avvertire che il Municipio, osservando fedelmente l’assunto impegno, ha pure posto mano ai lavori per l’ampliamento di via Castellani.

Il decreto di Vittorio Emanuele.

La nostra Firenze, che costituì da sè, per merito dei suoi eruditi e generosi figli, la prima e cospicua raccolta dei prodotti dell’umano intelletto, non ha mancato di