Pagina:Perini - Trento e suoi contorni, 1868.djvu/11

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L’ILLUSTRE PASSATO DI TRENTO


So bene che a pochi viaggiatori gradisce il parlare di cose antiche, e che piuttosto si piacciono di descrizioni e illustrazioni, perchè intendono di visitare quello che offre il presente, non quello che produsse il passato. Ma chi é disposto a conoscere da vicino la città di Trento, non può esser compreso di quel pieno interesse che si associa a questa terra, in antico colonia romana, senza riflettere per poco a qualche storica reminiscenza.

Chi si sofferma sul ponte marmoreo di belle e robuste forme che traversa l’Adige, poco discosto dalla stazione della via ferrata, dopo soddisfatto il desiderio di stendere lo sguardo sul teatro che gli si apre davanti, non può a meno di osservare a mano destra un’antichissima chiesetta, sdruscita per gli anni e quasi cadente, venerando testimonio di numerose generazioni passate. Non discosto da quel tempietto sorge Dos Trento “macigno rotondo in sembianza di torre, nudo e dirupato alla estremità dei fianchi, angusto come un fungo più al pedale che alla sommità. L’Adige che gli scorre dappresso accresce decoro alla sua naturale fortezza, castello singolare del mondo, eretto un dì a freno dei Barbari, chiave della provincia.” Così Cassiodoro accenna a questa rupe, e alla rôcca sovraposta, di cui ora rimangono poche vestigia. Distrutto quel castello, i adoperarono nel secolo duodecimo i rottami di pietre