Pagina:Petruccelli Della Gattina - Il sorbetto della regina, Milano, Treves, 1890.djvu/224

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tate, voglio svelarvi il mio secreto. Amo Bruto. L’ho amato da quel giorno in cui, dalla finestra di rincontro alla mia, il primo suo sguardo col mio s’incrociò.

— Ciò data da lontano allora.

— Ma, dal giorno del suo arrivo a Napoli. Da quel giorno, io non ho avuto che lui dinanzi agli occhi. Per lui, avrei voluto restare onesta fanciulla. Se ho tanto combattuto, gli è a causa di ciò. Egli era la stella che mi guidava. Quando avevo fame pensavo a lui. Lo sposai all’altare della miseria. Credetti che anch’egli mi amasse. Una donna indovina codesto. L’aria che la circonda chiacchiera e canta. L’ho ritrovato triste, serio, direi quasi schiacciato da qualche cosa che pesa su lui. Ho creduto per un momento che amasse altrove.

— Ah! voi avete creduto ciò?

— Sì, ma se ciò fosse stato, mi sono poi detta, e’ non sarebbe venuto a me, alla Lena.... si sarebbe forse recato da Ondina, tutt’al più. Ha avuto degli slanci che lo hanno tradito. Ma e’ mi sembra gemere sotto il peso di qualche fatalità occulta. Quale? Don Gabriele vi ho chiamato per questo. Io ve lo chiedo.

Don Gabriele, che era divenuto pensieroso, grave, serbò il silenzio.

— Don Gabriele, continuò Lena dopo aver aspettato per alcuni istanti una risposta, se è un secreto non voglio conoscerlo. meglio, non voglio sapere che una cosa: Ama egli un’altra donna? È maritato? Mi crede desso troppo indegna di lui, anche dopo il mio pentimento e le promesse, che gli ho fatte e che manterrò?