Pagina:Piccole storie del mondo grande - Alfredo Panzini - 1901.djvu/169

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Un fantasma vero 157


Lago dovea essere un tempo, e di fatto anche ora rimane un terreno paludoso, che poi costeggiammo, ricoperto di grandi e livide foglie acquatiche. Pel vasto, selvaggio pianoro, biche di frumento, mandre di buoi e cavalli che di Maremma qui vengono a passar l'estate, per ritornare poi alla pastura di Maremma l'inverno. I pastori sono barbuti e ravvolti di pelli caprine ed hanno con sè grandi e fieri cani.

Il vento che ci sferzava di dietro, fece sì che i sei chilometri del pianoro li volassimo senza toccar pedale per la via che vi serpeggia come un nastro sottile.


Avanti! avanti!
Dacci di sprone, allenta la briglia,
Che in un momento farai cento miglia!


ci cantò dietro uno di que' pastori.

Ecco finisce il piano: e per giungere alla casa cantoniera che segna la cima dell'Alpe bisogna ancora salire.


*


Io per me scesi di sella, ed ecco per la bianca via veniva giù una figura nera. Era una donna scarna, scalza, col capo grigio, scoperto, vestita di nero: al collo, al fianco