Pagina:Piccole storie del mondo grande - Alfredo Panzini - 1901.djvu/170

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158 nella terra dei santi e dei poeti

le pendevano medaglie, scapolari, corone così che ad ogni passo ella suonava tutta.

La strana apparizione adocchiò proprio me: mi ordinò con certi cenni di fermarmi. Io mi fermai e la pazza allora parlò. I pastori che videro, scesero un dopo l'altro anch'essi dai greppi e si accostarono per udire, senza aprir bocca nè sorridere. Alcuni si stesero col ventre a terra e uno si teneva su col palmo della mano una gran barba lanosa. I cani aveano mutato posto anch'essi.

Ella parlò credo per più di una mezz'ora gridando e gestendo e il vento veniva e portava via quelle ardenti ed ebre parole. Ed io pure l'ascoltai e il perchè non so: forse perchè la pazzia ha certa similitudine con la completa e ideale saviezza, e forse ancora perchè il ritornare allo stato primitivo e selvaggio della ragione si ridesta talvolta in noi come un istinto.

Oh l'immensa e immane ascesa dei secoli per giungere alla civiltà, come noi la chiamiamo! Ma come l'orso ammaestrato balla e cammina sui pie' deretani e appena può si butta giù prono e grugnisce, così anche noi sentiamo talvolta la voluttà del ritorno alla vita antica e libera di umane belve. Questo talvolta io almeno sento, e ciò forse mi