Pagina:Piccole storie del mondo grande - Alfredo Panzini - 1901.djvu/179

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

La bella ostessa di Assisi 167

rattezza, onde conviene salire così che era già notte fatta, quando entrammo sotto le merlate torri di Assisi.

Oh, ma chi può dire il piacere, dopo così faticoso viaggio, di essere accolti con ogni gentilezza in belle stanze e in comodo albergo?

Ma in verità chi può dire se era bella la stanza, se l'albergo era comodo? Ben io posso dire che una voce di donna così ridente, così saltellante come gli avori di un piano, così pastosa ci accompagnò per le scale, ci fece vedere le stanze, ci chiese quel che volevamo da cena che a noi parve che meglio di così non si potesse trovare!

Anche senza avere la forza illusoria dell'impareggiabile signor Don Chisciotte, si poteva prendere quella voce per la voce non di una ostessa, ma di una castellana o di una signora d'alto lignaggio.

Sì, anche Pasini, che non si interessò punto del Leopardi nè della Porziuncola, quella sera non si poteva staccare dalla tavola, una tavola grande, in una stanza anche grande, ove eravamo noi due con due signori, che erano marito e moglie.

Ella stessa, la donna dalla bellissima voce, serviva con la perizia di un cameriere al