Pagina:Piccole storie del mondo grande - Alfredo Panzini - 1901.djvu/247

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i tre casi del signor avvocato 235

quando si risovvenne d'avere in tasca l'altra lettera per il reverendo abate e, come preso da una frenesia di concludere qualche cosa pur che fosse, fu alla casa del detto abate.

Domandò se era in casa: risposero di sì. Allora presentò la lettera e supplicò perchè gli fosse subito data udienza.

Fu lasciato solo su la soglia; e il sudore, per la corsa fatta e per l'emozione patita, gli colava copiosamente e invano il misero fazzoletto valeva a tergerlo e a difendere il povero solino.

Finalmente venne introdotto.

Appena entrato nella stanza sentì un'impressione benefica di frescura e di silenzio e non vide altro che il bagliore rossastro d'una lampada pendente da tre catene di ottone davanti ad un grande Cristo. Poi gli occhi si abituarono; distinse nella penombra grandi scaffali, seggioloni alti di cuoio messi in cerchio e come aspettanti un convegno. Si levò improvvisamente la portiera, e una figura con veste talare, snella, stretta alla vita da alta fascia, scivolò lesta senza rumore fra i mobili. Semilli sentì il contatto di una mano morbida e udì una voce rapida di tale che ha fretta, che disse: “racconti!„

Egli raccontò, raccontò la lunga storia: