Pagina:Piccole storie del mondo grande - Alfredo Panzini - 1901.djvu/281

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la bicicletta di ninì 269

biancastra un fascio più vivo che la luce lunare, e vinceva l'ombra, di che gli olmi formanti le siepi, rigavano la via. Le due lenti laterali mandavano due bagliori evanescenti, verde l'uno, rosso l'altro: pareva una locomotiva in tensione, pronta a lanciarsi e divorare cento miglia d'un fiato.

La fronte e il gesto del giovanetto avevano un'espressione decisa e sicura, erano gli occhi alti e vivaci.

- Qua la lettera, papà! - e più che dargliela, il giovanetto gliel'ebbe tolta, mal suo grado, di mano, e d'un balzo in sella e via: via così rapidamente che le due luci, verde e rossa, scomparvero in un batter d'occhio: svoltarono.

- Ninì! Ninì! - gridò il padre, che si riebbe da quella specie di sbalordimento all'improvvisa partenza: ma il giovanetto era già fuor della vista e della voce.

La via per lungo tratto era bianca; tutta bianca senza un'anima viva: poi ci fu uno svolto in cui l'ombra proiettata da un colle immergeva la via nel buio. Ninì pensò di frenare la corsa, ma non lo potè: la macchina vi si immerse quasi avesse avuto essa una forza indipendente dalla volontà di lui. Vi poteano essere pietre, ubriachi, buche,