Pagina:Piccole storie del mondo grande - Alfredo Panzini - 1901.djvu/44

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32 leuma e lia

mantellina, e sul tavolo il pacchetto dei libri non ancora disfatto.

“Sta male, tutta la notte ha avuto il delirio, ora riposa un pochino;„ così mi disse il babbo, e siamo entrati piano, in punta di piedi nella sua stanza. Si sentiva come un odore di febbre maligna, poi la distinsi nella penombra e l'ho veduta: ma quando l'ho veduta nel suo lettuccio, terrea come una morticina, quasi rimpicciolita, con le labbra nere e i dentini neri, le pupille chiuse e la borsa di ghiaccio su la testa, mi sono sentito un freddo passare per dentro il cuore, come avessi sentito battermi da vicino le ali della morte. Si parlava pian pianino a fil di voce perchè pareva sopita: si vedeva il corpicino sotto le coperte con le braccia e le gambe distese come se la avessero già composta così per portarcela via. Ad un certo punto vedemmo le sue palpebre che si levarono su con fatica come ci fosse stato sopra un peso: fissò, mi fissò e mi riconobbe: allora stirò le labbra come per sorridere....

Quando ogni pericolo fu scomparso - e vi furono, credi, dei giorni angosciosi - io diradai le mie visite e finii col non venire più. Furono loro a pregarmi di ritornare: “Lia