Pagina:Piccole storie del mondo grande - Alfredo Panzini - 1901.djvu/69

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leuma e lia 57

— Bellissimo, da senno, — disse Astese, — ma io non capisco che cosa abbia da fare questo studiolo, degno di un letterato francese, con la infelicità di vossignoria, sposina Lia.

— Lei capirà subito, signor onorevole: guardi! — e in così dire Lia passò la palma della mano sul tavolo e poi la squadrò aperta davanti al volto dell’onorevole Astese: — Ci guardi ben bene; polvere! oh, ecco qui la penna: La vede? arrugginita! E non basta: qui sul tavolo c’è una ragguardevole sommetta fra romanzi moderni, poesie moderne e riviste: tutta roba che faccio venire io per Leuma affinchè i libri gli sieno di compenso in questa solitudine della campagna, anzi, stando a quello che mi propongono i librai, dovrei spendere molto di più, perchè di novità ne vengono fuori tante.

— Questo lo credo.

— Già, ma bisogna fare il passo secondo la gamba, come dice la mamma, che è lei che mi dà i danari. Ora, come vede dalla polvere, dalle pagine non tagliate, dalle fascette intatte dei giornali, Leuma non si occupa più di studi; tutti questi bei libri lo lasciano indifferente: la gloria, o per lo meno la rinomanza, sia pur fuggevole, ma certo