Pagina:Piccole storie del mondo grande - Alfredo Panzini - 1901.djvu/70

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58 leuma e lia

inebriante per quel tanto che dura, è passata su queste pagine: ma Leuma pare che non se ne accorga o la disprezzi per arte. Egli nella scuola mi parlava di eroi, mi diceva che l'uomo deve lasciare su la terra un segno del suo passaggio, se no è come un bruto; ed ora che mi ha sposata, tutto questo mondo di eroi e di gloria è scomparso, è morto: dico morto; non se ne parla più, più! Legge poco, e scrive ancor meno, non dico versi, ma nè anche di prosa. Ora per un uomo giovane che ha sempre avuto inclinazione a queste cose (e lei con le sue parole mi ha confermata in tale credenza) non è per lo meno strano questo abbandono per tutto ciò che possa ricordare i trionfi dell'ingegno? me lo dica lei.

Lia, così dicendo, si sedette su di uno sgabello chinando il capo, e Astese pure si adagiò sul torus lucubratorius.

Astese, contemplandola, pensava che sebbene egli non fosse mai stato poeta come Leuma, pure si sentiva l'animo per quell'adorabile donna di comporre tante canzoni e sonetti da disgradarne messer Francesco Petrarca, e, cosa ben più difficile, da ridurre in rima i discorsi più lunghi ed acerbi al buon senso e alla grammatica dei suoi onorevoli