Pagina:Piccole storie del mondo grande - Alfredo Panzini - 1901.djvu/82

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70 leuma e lia

tento di questa nuova battaglia che combatto: ma la mia piccola Lia, vedi, Astese, mi assedia con tutti i libri e con tutte le poesie che si stampano. Ella pensa, nel suo amore, che io sia un grande ingegno, una tempra d'eroe che si deve ancora manifestare. E forse un tempo fui io stesso ad alimentare nel suo ingenuo cuore così fatta illusione di me! Povera Lia! Non la ho più questa ambizione. Se ne avessi una, se sapessi che l'opera mia di uomo può giovare a qualche cosa, sarebbe di fare un po' di bene pratico, di portare fra questa gente un po' di evangelo di buon senso e di giustizia, di fare che questo lavoro umano non cada, come quasi sempre, tra una lagrima e una maledizione.

- To', dame un baso! - disse Astese commosso, - benchè.... benchè.... benchè....

- Benchè cosa? - disse Leuma sorridendo.

- Benchè - disse Astese - tu oggi, pur essendo tantum mutatus ab illo, ti conservi sempre un idealista. Sposina Lia, sposina Lia, - interruppe poi volgendosi alla donna che coi begli occhi lieti di inaspettata sorpresa guardava il compagno della sua vita, - si attendeva lei così chiara e sùbita dichiarazione? Se a questo ha giovato qui fra voi la