Pagina:Piccole storie del mondo grande - Alfredo Panzini - 1901.djvu/83

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leuma e lia 71

mia venuta, essa non fu inutile, vero, sposina? Un'idealità eroica c'era pur sempre nell'animo del suo sposo! Ma via! Sia benedetta questa nuova idealità. Sì, forse, hai ragione tu ed io ho torto. Io partendo dal positivismo della vita, sono giunto ad essere, per mo' di dire, un abile aritmetico della vita. Conosco i numeri, ma forse trascuro gli zeri che in sè non sono nulla; ma sono essi che danno il valore all'esponente del numero. Tu invece, attraverso il cammino dei nobili sogni ti sei più di me accostato alla verità. In questo caso esso è un compenso che gli Dei concedono alle loro creature predilette in premio del patimento dei sognati fantasmi....

- No, amico, non sono gli Dei, - disse Leuma, - ma è quest'anima cara, questa nostra Lia, che senza saperlo mi ha tolto dal labirinto delle inani ambizioni ed ha procurato la resurrezione della mia anima. Soltanto dopo o insieme all'esperimento di una vita utilmente spesa si può cominciare a scrivere il libro di carta. Ma, credi, il libro di carta, utile e necessario, deve essere di altro genere di quelli che tu mi comperi, Lia, e credi anche che per crearlo con il balsamo dell'immortalità bisogna fare il sacrificio delle cose più care; proprio come fanno i