Pagina:Piccolo Mondo Antico (Fogazzaro).djvu/185

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la sonata del chiaro di luna, ecc. 181

vibrava tutto fino ai capelli, i chiari occhi parlanti ridicevan ogni sfumatura dell’espressione musicale, gli si vedeva sotto le guancie un movimento continuo di parole inarticolate, e le mani, benchè non tanto agili, non tanto sciolte, facean cantare il piano inesprimibilmente.

Adesso egli passava da un tono all’altro, mettendo il più intenso sforzo intellettuale in questi passaggi, ansando, sviscerando, per così dire, lo strumento con le dieci dita e quasi anche cogli occhi ardenti. S’era messo a suonare sotto l’impressione del chiaro di luna ma poi, suonando, tristi nuvole gli erano uscite dal fondo del cuore. Conscio di avere sognata, da giovinetto, la gloria e di averne quindi umilmente deposta la speranza, diceva, quasi, a sè stesso con la sua mesta appassionata musica che pure anche in lui vi era qualche lume d’ingegno, qualche calore di creazione veduto solamente da Dio, perchè neppur Luisa mostrava far dell’intelligenza sua quella stima che a lui stesso mancava ma che avrebbe desiderato in lei; neppur Luisa, il cuor del suo cuore! Luisa lodava misuratamente la sua musica e i suoi versi ma non gli aveva detto mai: segui questa via, osa, scrivi, pubblica. Pensava così e suonava nella sala oscura, mettendo in una tenera melodia il lamento del suo amore, il timido segreto lamento che mai non avrebbe osato mettere in parole.

Sulla terrazza, nel mobile chiaroscuro che facevano insieme i fiati di tramontana e la passiflora,