Pagina:Piccolo Mondo Antico (Fogazzaro).djvu/186

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182 parte ii - capitolo ii

la luna e il suo riverbero dal lago, don Giuseppe raccontò a Luisa che il signor Giacomo Puttini era in collera con lui per colpa della signora Pasotti la quale gli aveva falsamente riferito ch’esso don Giuseppe andava predicando la convenienza di un matrimonio fra il signor Giacomo e la Marianna. «Voeui morì lì» protestò il povero prete «se ho detto una parola sola! Niente! Tücc ball!» Luisa non voleva creder colpevole la povera Barborin, e don Giuseppe le dichiarò che sapeva la cosa dallo stesso signor Controllore. Ella capì subito, allora, che Pasotti s’era voluto perfidamente burlare di sua moglie, del sior Zacomo e del prete, si schermì dall’intervenire nella faccenda, come quest’ultimo avrebbe voluto e gli consigliò di parlare alla Pasotti. «L’è inscì sorda!» fece don Giuseppe grattandosi la nuca; e se n’andò, malcontento, senza salutar Franco, per non interromperlo. Luisa venne al piano in punta di piedi, stette ad ascoltar suo marito, a sentir la bellezza, la ricchezza, il fuoco di quell’anima ch’era sua e cui ell’apparteneva per sempre. Non aveva mai detto a Franco «segui questa via, scrivi, pubblica» forse anche perchè giustamente pensava, nel suo affetto equilibrato, che non potesse produrre opere superiori alla mediocrità, ma soprattutto perchè sebbene avesse un fine sentimento della poesia e della musica, non faceva grande stima, in fondo, nè dell’una nè dell’altra, non le piaceva che un uomo vi si dedicasse intero, ambiva per suo marito un’azione intellettuale e