Pagina:Piccolo Mondo Antico (Fogazzaro).djvu/508

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504 parte iii - capitolo ii

confessarsi. Egli s’irritò, convenne tacere, lasciargli fare la sua volontà. Povero zio, aveva goduto sempre una salute di ferro ed era molto apprensivo, il menomo disturbo lo allarmava; ma ora non gli pareva bene che Luisa partisse sola in quelle condizioni di spirito, e si sacrificava per lei. Si vestì, ritornò alla finestra e chiamò trionfalmente Luisa che stava nel giardinetto.

«Alza la testa!», diss’egli. «Guarda su in Boglia!»

In alto, sopra Oria, attraverso la nebbia fumante, si vedeva l’oro pallido del sole sulla montagna e più in alto ancora una trasparenza serena.

«Bella giornata!»

Luisa non rispose e il vecchio discese allegro in loggia, uscì sulla terrazza a goder la battaglia magnifica della nebbia e del sole.

Tutto il lago d’oriente fra la Ca Rotta, l’ultima casa di S. Mamette, a sinistra, e il golfo del Dòi a destra, pareva un mare immenso, bianco. La Ca Rotta traspariva appena, come un fantasma. Al golfo del Dòi cominciava la sottile lista nera scoperta fra il piombo del lago e il nebbione. A poco a poco quel nebbione si faceva turchiniccio, vaghi chiarori rompevano in cielo verso Osteno, in fondo al mare d’oriente tremavano luccicori nuovi, venivan liste, chiazze brune di brezza; un occhio di sole appariva e scompariva sopra Osteno nei vapori turbinanti, ingrandiva rapidamente, splendè vincitore. La nebbia fuggì da ogni parte, a brani