Pagina:Piceno Annonario ossia Gallia Senonia illustrata Antonio Brandimarte 1825.djvu/118

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ora si chiama S. Leo. Esisteva, ove ora è la Chiesa di S. Cassiano Martire, la quale si chiama Pieve della Città di Pitino. Che ivi rimanesse, non solamente ce lo attesta il nome, ma ancora la fama, ed i rimasugli di antichi edificj. Il luogo della Città rimane fra mezzo a due fiumi, alla sinistra ha il fiume Apesi, che viene dal monte di Carpegna, e a destra ha un torrente, che viene dall’alto monte della Fagiola, il quale1 essendo gonfiato dalle piogge scuopre molte volte monete antiche. I Contadini nel coltivare la terra ritrovano monete, condotti di piombo, teste di marmo, vasi di oro, lucerne, e molte altre anticaglie. Lessi in una quadrata colonnetta Saturno Patri Sacrum. Dai rimasugli di questa Città fu edificata Macerata mia Patria, che è la principal terra del Monte Feltre. = Non può dunque dubitarsi, che ivi fu Pitino. Ma fu questo il Mergente, o il Pisaurense? Il Cluverio crede, che fu il Pisaurense; ma il Fabretti2 è di sentimento contrario, nega, che Macerata fu l’antico Pitino, benchè sia distante tra miglia incirca dal fiume Foglia, ossia Pisauro, e dice, che il Cluverio cadde in tale errore, perchè prese un torrente anonimo, presso cui giace Macerata, pel Pisauro, in cui quello si scarica. L’Olivieri non osa stabilire il vero sito di Pitino Pisaurense, perchè non riuscì al Fabretti uomo assai versato nell’antichità, il discoprirlo, e pensa, che potesse essere presso la terra di Sassocorbaro, e che quello, che esisteva nelle vicinanze di Macerata fu il Pitino Mergente. Il Colucci andò dietro all’Olivieri3.

Io poi dico, che presso Macerata fu il Pitino Pisaurense, perchè questo fiume rimane lontano da esso circa tre miglia, e questa distanza non è considerabile, come riflette il Baron de Bimard. L’Olivieri nati-


  1. Con molta eleganza cantò il ch. Passeri di questo fiume, che non ha alcun nome.

    Fiumicel senza ninfe, e senza nome.

  2. Inscript. p. 658.
  3. Antic. Pic. T. 8. p. 20.