Pagina:Piceno Annonario ossia Gallia Senonia illustrata Antonio Brandimarte 1825.djvu/190

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Dunque Italo, che diè il nome all’Italia fu prima di Evandro. Inoltre come mai Evandro può esser vivuto prima d’Italo, quando Evandro chiama sè stesso Italiano? Difatti Virgilio dopo aver narrati i sacrificj, che Evandro fece ad Ercole nel monte Aventino pone nella di lui bocca la storia de’ luoghi, ove oggi torreggia Roma, e glie la fa raccontare ad Enea. I Fauni, e le Ninfe, dice, nate in questi luoghi occupavano queste selve, ed una razza di uomini nata da’ tronchi, e dalle dure quercie1, i quali non avevano costumanze, nè alcuna coltura: nè sapevano porre i tori sotto il giogo, o raccogliere le ricchezze, o parcamente servirsi delle robe acquistate; ma gli Alberi, e la caccia somministravano ad essi un duro vitto. Saturno per il primo venne dal celeste Olimpo fuggendo ler armi di Giove essendogli stato tolto il regno. Questi congregò la gente feroce, e sparsa per gli alti monti, diede ad essa le leggi, e volle, che la regione si chiamasse Lazio, perchè sicuro si occultò in essa. L’età dell’oro, di cui parlano, fu sotto quel Re, talmente egli conteneva i popoli in una pace tranquilla. Finchè insensibilmente ne venne un secolo peggiore, e di altro colore, ed il furor della guerra, e la cupidigia di possedere. Quindi vennero le schiere degli Ausonii, e le genti Sicule, e la regione, che chiamavasi Saturnia, mutò spesse volte nome. Quindi vennero i Re, ed il feroce Tevere per la grande sua corporatura, dal quale NOI ITALIANI chiamammo il fiume col nome di Tevere, e l’antico Albula perdè il proprio nome.


Hæc nemora indigenæ Fauni, Nymphæque tenebant,

Gensque virum truncis, et duro robore nata:
Queis neque mos, neque cultus erat: nec iungere tauros,
Aut componere opes norant, aut parcere parto:
Sed rami, atque asper victu venatus alebat.
  1. Per ripararsi questi dalle piogge, e dall’intemperie si saranno ricoverati principalmente nella notte entro i tronchi vuoti delle quercie, e degli alberi. La favola subito disse, che eran figli delle Quercie.