Pagina:Piceno Annonario ossia Gallia Senonia illustrata Antonio Brandimarte 1825.djvu/199

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

183

Città così esistevano le altre, e Sentino. Potrei produrre per prova le seguenti parole del decreto del Re Desiderio, che rimane in Viterbo scritto in lettere longobarde, e riportato dal Grutero1: nos enim non sumus Tusciae destructores, ut nos apud Gallos accusat Adrianus Papa. Nam in Tuscia aedificavimus a fundamentis vobis quidem Volturrenis Clavellum . . Sentinatib. autem Ausdonias, et Radacofanum. Ma benchè io creda, che Sentinatib, che leggesi in esso sia un luogo diverso da Sentino, tuttavia io non dubito, chè tale Città esistesse in tempo de’ Goti. Imperocchè questi non furono nemici così furiosi nè sessanta anni, che il loro regno durò nell’Italia, e con ragione il Sig. Le Beau2 così scrisse di essi “Il nome de’ Goti è a torto screditato appresso il volgo. Questa illustre nazione dopo aver soggiogata l’Italia col suo valore, meritava di farsi da essa amare per la umanità, e per la sua giustizia. I goti trattarono i vinti come loro fratelli, e non fecero alcuna mutazione nè Magistrati, nelle leggi, e nelle usanze de Romani. Permisero loro di mantenere perfino una qualche relazione di osservanza, e di rispetto co’ loro antichi padroni. Quantunque professassero l’Arianesimo, la più intollerante di tutte le sette, non furono persecutori. Nondimeno questa diversità di Religione fu l’unica cagione, che fece desiderare agli Italiani di cangiar padrone: gli cangiarono, ma non andò guari, che n’ebbero pentimento, e dispiacere. In una serie di otto Re, i Goti avevano avuti due eroi Teodorico, e Totila„ Le città, che perirono nell’Italia a’ tempi di questi, furono quelle, o che fecero loro resistenza quando se ne impossessarono, come accadde ad Urbisalvia, o che essendo state riconquistate da Belisario, e da Narsete, a loro non si arresero dopo la partenza di questi dall’Italia, o che per la peste, e per la fame rimasero deserte come accadde ad Urbino Ortense. Vero è, che la maggior parte


  1. Pag. ccxx.
  2. Tom. 19. P. 23.