Pagina:Piceno Annonario ossia Gallia Senonia illustrata Antonio Brandimarte 1825.djvu/61

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

45

ultimi men forti, che di femmine1, e perciò riservava le forze de’ suoi soldati più fresche, ed intere, che si poteva per usarle massimamente in quel tempo, che i nemici erano più agevolmente da poter esser vinti. Decio, assai più feroce e per l’età, e per la grandezza di animo nel primo assalto spiegò quante forze egli aveva, e perchè la battaglia de’ Fanti gli pareva lenta, e debole, fece dar dentro ancora a’ cavalli, ed egli in persona con una frotta di valorosi giovani pregando i capi di essi diceva, che volessero seco insieme far empito contro i nemici, e che la gloria loro sarebbe doppia cominciando la vittoria dalla banda sinistra, ed avendo principio dalle genti a cavallo. Due volte misero in piega la cavalleria de’ Galli, ed avendoli già respinti grande spazio, e combattendo nel mezzo delle squadre de’ nemici, furono spaventati da una nuova maniera di combattere, perchè li nemici li vennero ad incontrare stando armati sopra alle carrette con grande strepito, e rumore delle ruote, e de’ cavalli, e spaventarono grandemente i cavalli de’ Romani non avvezzi in tali tumulti. Questo spavento come un terrore di furie infernali mise in isconfitta i cavalieri, che già eran vincitori, e le fanterie massimamente ebbero grandissimo travaglio; sicchè molti della prima testa furono abbattuti, e calpestati dalla furia de’ Cavalli, e de’ Carri, e la schiera de’ Galli come ella li vide spaventati urtando innanzi non dava loro alcuno spazio di respirare, di riordinarsi. Gridava Decio: ove fuggite? o che speranza avete voi nella fuga? e così si opponeva a quei, che fuggivano, e richiamavali indietro. Ma poichè ei vide con forza alcuna non poter sostenere la fuga loro, appellando il suo Padre Decio: che stò io più a badare? questo destino è familiare alla nostra casa, che noi


  1. Questa espressione non piace al sig. Rollin “Io non so, dice egli, se i Galli de’ tempi antichj fossero tali, quali ce li descrive qui T. Livio. Certamente i Fancesi loro successori non rassomigliano molto ad essi al presente: testimonio ne siano le ultime campagne d’Italia, e di Allemagna”.