Pagina:Piceno Annonario ossia Gallia Senonia illustrata Antonio Brandimarte 1825.djvu/85

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pelliti: e nell’esaminare tal sito non altro vidi, che gli avanzi delle mura della Fortezza, la quale era molto vasta, ed i campi seminati di tegole, di altri rottami. Veniva in mia compagnia il Sig. D. Biagio Severini Parroco di S. Giovanni, con cui ho dell’amicizia, ed alcuni Contadini, e questi indicandomi i siti mi dicevano: in questo luogo sono stati trovati condotti di piombo: qui sotto resta una chiavica: in quel sito rimane un pavimento di mosaico: in quell’altro muri grandi. Qui anni sono si affondò il terreno. Vi discesero tre persone, e vi trovarono alcune camere. Essendo giunti alla terza, loro parve vedere una persona in piedi, che stava appoggiato al muro, e che moveva la testa. Impauriti fuggirono senza andare più innanzi, e due di essi si ammalarono per la paura. Il terreno ha ricoperto ora l’adito, ma sapendosi il sito, ora subito si ritroverà, se si scaverà. Dicendomi essi, che la tradizione di quei luoghi affermava, che ivi fu una Città, e chiamandosi ora tal monte col nome di Civita Alba: ecco dissi l’Alba Picena nominata da Procopio, e da Appiano. Tal tradizione rimane in Sassoferato, ed in Arcevia, la quale trasse l’origine dalle rovine di Alba, e di Pitulo, perchè rimane in mezzo a queste due distrutte Città. Non si può dunque dubitare, che ivi fu una Città, perchè lapides clamant, e che si chiamo Alba, perchè cosi nominasi anche presentemente, e così ci dice la tradizione, che vale più di una lapide, in cui si leggesse il di lei nome. Imperocchè non può credersi falsa, o ivi portata, come potrebbe credersi di una pietra, se ivi esistesse.

Penso, che fu chiamata Alba, perchè essendo il monte, sopra cui torreggiava, composto di sabbia, non solamente comparisce bianco nel luogo, ove fu Sentino, in cui bene si scorge, ma ancora altrove dalla parte di mezzogiorno, e di ponente. Dalla parte poi di levante, e di tramontana il terreno cosi non appare, ed è fertile, e la Città rimaneva quasi in perfetto piano. Siccome i Siculi, al dir di Plinio, non solo occuparono il Piceno, ma anche la Gallia togata;