Pagina:Piceno Annonario ossia Gallia Senonia illustrata Antonio Brandimarte 1825.djvu/99

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ni riporta un documento1, con cui i Monaci di S. Maria di Porto Nuovo di Ancona fecero istanza al Vescovo Niccolò de Ungaris di traslatare il loro Monastero entro Ancona nella Chiesa di S. Maria l’anno 1320. I motivi, che addussero per conseguir ciò, furono quia dictum Monasterium positum, et constructum est in loco deserto, et silvestri, et prorsus ab habitatione, et familiaritate hominum segregato, Abbas, et Monaci qui nunc sunt, et fuerunt pro temporibus in dicto Monasterio, multas impressiones, injurias, violentias, dirubationes, aggressiones, expensas gravissimas passi fuerunt, et patiuntur a Piratis, a Malandrinis, et Malfactoribus, et Monaci dicti Monasterii, et eorum fratres, et familiares in dicto Monasterio sine personarum periculo, damno, ac dispendio dicti Monasterii stare, morari, et habitare non possunt. Chi bramasse sapere più cose sopra tal Monastero, può andare a leggere il Mittarelli, e Costadoni negli Annali Camaldolesi, il P. Benedettoni, e Colucci2. Conchiuderò colle parole del P. Benedettoni = Si sono trovati sul dorso dell’Argano alcuni sepolcri scavati in terra arenosa assai compatta: e si sa, che gli antichi conoscendo l’asciuttezza, e la lunga durata dell’arena vi scavavano volentieri i sepolcri. = Io all’incontro dirò col Lanzi:3 era uso delle colonie lo scegliere o nè confini, o in luoghi men fertili un sito acconcio a’ sepolcreti, siccome si è osservato in Volterra, ed altrove, e come espressamente si legge in Flacco4 sepulchra in extremis finibus facere soliti sunt . . . et in locis saxuosis, et sterilibus. Quindi non mi stupsco, se i Tuficani portarono in tal luogo i loro defunti. Il presente Castello di Albacina era la fortezza di Tufico, perchè è poco lontano, ed una continuazione de’ muri da esso alla Città, ed i pavimenti di musaico intorno ad esso trovati così lo dichiarono. Per corso di venti anni fece tali indagini l’odierno Parroroco Sig. Paolo Gabrielli.


  1. P. 163.
  2. Antic. Pic. T. II. p. 240.
  3. Dis. di Pausola.
  4. Edit. Rigalt. p. 6.