Pagina:Pirandello - L'Esclusa, 1919.djvu/311

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— Lasciamola riposare.... Senta, signora Marta, io e Fifo approfittiamo di questo momento di calma per scappare un po’ a casa. Bisogna pensare a tutto. Non fo per vantarmi, ma nelle occasioni so trovarmi.... Fifo, dillo tu.... La pena c’è, si capisce; ma come si dice? sacco vuoto non si regge.... Il povero signor Rocco, dopo tante ore di ferrovia, avrà certo bisogno di qualche ristoro....

— No.... no.... io no....

— Lascino fare a me.... — lo interruppe la Juè.

— Marta piuttosto, — disse Rocco.

— Lascino fare a me! — ripetè donna Maria Rosa. — Penso io a tutto.... E penserò un pochino anche a me e quest’anima di Purgatorio.... Non abbiamo assaggiato neppur l’acqua, da stanotte. Ma, come si fa? Bisogna aver pazienza.... Arrivederli, arrivederli.... E stiano di buon’animo, eh?

I due Juè andarono via. Da un canto Marta avrebbe voluto trattenerli ancora, a viva forza, per non restar sola col marito; dall’altro, per quanta agitazione le cagionasse il pensiero dell’estrema confessione, considerandola ormai inevitabile, anelava che avvenisse al più presto.

— Oh Marta! Marta mia! — esclamò Rocco, aprendo le braccia e chiamandola a sè.

Marta si levò da sedere in preda a un tremito convulso, e gli disse: