Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/123

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successiva di fatti, come la scienza non può esporsi da quello, se non pigliando le mosse dalle semplici, e facendo seguire le une alle altre, le varie preposizioni.

Tale manifestazione comincia dall’apparire de’ riformatori, sagaci interpreti della loro età, di cui esprimono il sentire. La missione di costoro non è di formulare nuovi ordinamenti, ma distruggere gli esistenti, esplorando sin nel profondo, e ponendo a nudo le piaghe della società. I riformatori sono la manifestazione della ragione collettiva, dal dolore costretta all’esame de’ mali sociali; sono piloti, che non determinano la meta del viaggio già stabilita, ma indicano gli scogli contro cui la nave potrebbe rompere; sono quelli che fanno studio, che scrutano, registrano le sanguinose esperienze fatte dal popolo, ne traggono le conseguenze, le presentano ad esso dicendogli: rifletti, non fidarti, se non vuoi soffrire i medesimi mali.

Intanto i riformatori, non solo distruggono, ma non tralasciano di proporre nuovi ordini, di creare sistemi; ma la prima parte del loro lavoro è sempre incontrastabile, è la ragione universale che predomina; nella seconda, sempre o quasi sempre, errano; è l’individuo che parla; non raggiungono mai il vero, ma tanto più vi si accostano, quanto più vicino è un rivolgimento. Meno sentiti, meno gravi sono i mali, più calmi sono gli animi, più profonda, più vasta è la dottrina de’ riformatori, ma nell’applicarla, eglino poco o nulla si distaccano dagl’instituti vigenti. Se, invece, gli animi sono concitati, se l’odio al presente è fortemente sentito, i riformatori saranno meno dotti, ma di tempra più gagliarda, d’indole più audace; le conchiusioni vogliono esser recise, non vaghe; tali le richieggono i tempi, e l’applicazione de’ principii, scostandosi dagli instituti in vigore, perchè universalmente odiati, più si avvicinano al futuro che prevedono.