Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/152

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ove con mostruosi drammi si tenta invano scuotere la placida e logorata fibra dell’annoiato ascoltante. In Italia i lions, i grandi ridotti, quel genere di produzioni teatrali sono piante esotiche. Ci sforziamo, egli è vero, di affettare i medesimi gusti, e farci imitatori degli oltremontani, ma fortunatamente con pochissimo successo. Quanto ristretto è il numero de’ romanzi e dei romanzieri in Italia. E perchè? mancano forse gl’ingegni?!... o la favella, come alcuni asseriscono, non prestasi a tali letterarie produzioni? mai no; se esse venissero chieste dalla pubblica opinione, tutte le difficoltà sarebbero superate, nè la tirannide le interdice. Ma quello poi che maggiormente ridonda a gloria nostra si è che i pochi romanzi italiani sono quasi tutti di fama imperitura, quasi tutti hanno uno scopo politico, ed i più accreditati fra essi, come l’Assedio di Firenze, Nicolò de’ Lapi, Ettore Fieramosca,... suscitando un torrente di affetti patrii, affogano, attutiscono ogni affetto privato.

Il prestigio del fasto è immenso in Francia; in Italia abborrita la pompa. Perciò gradirono i Francesi il brillante corteggio di Bonaparte, più che la semplicità del provvisorio del 48, e di Cavaignac. In Italia, per contro, il modesto vivere di Mazzini e di Manin riscossero plauso ed universale simpatia.

La superstizione religiosa, in Italia come in Francia, non esiste che fra le donnicciuole; la religione è ridotta ad atti esterni, è una abitudine, non già un sentimento; e sentimento religioso vi fosse ancora al giorno d’oggi, la sua sede sarebbe in Francia e non già in Italia. Proudhon rinnegava la storia scrivendo Le bigot italien; egli non rammentavasi come i francesi, da Carlo Magno, sono stati sempre i difensori del papa, non per ragione di stato, ma per fanatismo; ed i nemici de’ pontefici sono stati e sono gl’italiani, ai quali è riserbato d’inaugurare il trionfo su tutte le idee religiose.