Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/153

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Si eccettui il Piemonte, in cui, per soverchia docilità del popolo, il reggimento costituzionale dura, nelle altre parti d’Italia non ha potuto gettare le sue barbe; la violenza, la corruzione non sono bastate in Napoli, in Roma, in Toscana ad ottenere una camera suddita del ministero. Troverete in queste provincie satelliti afferrati ed impudenti della tirannide, ma quei trafficanti in politica, pronti ad inchinarsi ai fatti compiuti, non esistono, feccia e non cima di società, come essi si compiacciono credere; in Napoli sonovi i Windishgratz e gli Haynau, ma invano si cercano i Magnan, i Saint-Arnaud, i Maupas... Gli ex-triumviri, gli ex-ministri, gli ex-generali italiani vivono tutti nella indigenza, mentre non trovasi in Francia, un ex-impiegato, che non abbia sa petite fortune.

Secondo il proprio stato, i proprii bisogni, le proprie inclinazioni producono le nazioni gli uomini che le rappresentano, e viceversa dal carattere di questi uomini potrà inferirsi lo stato in cui esse si trovano. E se non volesse considerarsi come passaggiero il presente stato della Francia, in vedendola padroneggiata dai Guizot, da’ Magnan, da’ Saint-Arnaud, da’ Bonaparte — bisognerebbe conchiudere, che essa si dissolve, e che le ultime virtù rivoluzionarie sonosi spente con Armand Carrel. In Italia, per contro, si trovano esseri spregevoli; ma non sono che i rappresentanti de’ varii governi locali, vicini a ruinare; mentre la nazione intera non onora, non apprezza nè costoro, nè i dottrinanti che predicano rassegnazione, ma i martiri suoi. Quindi essa è nazione, che sente il peso de’ proprii mali, che onora quelli che danno la vita per combatterli, e dal martirio alla battaglia non havvi che un passo.

L’attacco di 170 mila stranieri contro Italia divisa, quasi non bastò per ristabilire il despotismo; essi per vincere hanno dovuto ricorrere eziandio al raggiro ed