Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/172

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 156 —

si adoperino a dar corso a cotesta chimera, senza attendere che la manna piombi dal cielo.

Dal detto possiamo conchiudere che, quantunque l’energia arricchisca l’Italia di tanti diversi concetti per quanti uomini pensanti essa conta (il che dal volgo è tolto quale disgrazia), fatto studio sulle diverse opinioni, tre soli partiti abbiamo visto nettamente definirsi, de’ quali due si limitano a sperare, uno solo è operoso. Senza che, fra queste tre parti, che in apparenza sembrano escludersi, havvi eziandio un punto di contatto; l’odio agli stranieri; sentimento ad ogni altro prevalente, in un cuore italiano. E fatta eccezione di alcuni servili, o salariati, o baroni, che ambiscono essere senatori, o strisciare nelle anticamere de’ re, il partito regio in Italia ha un carattere affatto diverso da quello che hanno i realisti d’oltr’alpe. Non è simpatia per la monarchia, o per una schiatta, ovvero, come dicono i francesi, dévouement, che li leghi al trono, ma è il bisogno che essi sentono d’un appoggio, per la poca fiducia che hanno nei rivolgimenti popoleschi. Del pari, le opinioni de’ repubblicani, meno pochi, accostansi assai più al dubbio, ovvero ad un’oscura ed incerta percezione di rapporti, che all’evidenza. Sono repubblicani perchè convinti che i principi non vogliono nè possono volere l’unità e l’indipendenza italiana; ma regii e repubblicani saranno tutti con quelle insegne, che prime muoveranno arditamente e lealmente contro gli stranieri. Il modo adunque per discernere quale partito è il più forte, non è, in Italia, quello di numerarlo, l’azione indubitatamente farà sparire i partiti, li raccoglierà sotto la medesima bandiera; ma invece bisogna studiare quale abbia maggior probabilità d’iniziativa, quale, pei principii che propugna; potrà superare più facilmente i tanti ostacoli che si presentano.