Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/173

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Nel ragionare della nazionalità abbiamo visto come lo stato presente d’Europa, le questioni che vi si agitano, l’energia italiana, le tradizioni municipali, le difficoltà dell’impresa, non rendano possibile il risorgimento italiano, che da una rivoluzione radicale e sentita; epperò l’utile delle masse, come un torrente, che trarrà seco alla battaglia gli italiani d’ogni opinione.

Seguiamo ora il successivo sviluppo di queste opinioni in tutte le diverse loro fasi, facciamo studio sugli insegnamenti del passato, onde scorgere ove la forza delle cose, ovvero il fatto della nazione ci condurrà.

XV. Allorchè una forza prepotente opprime un rivolgimento qualunque, nel cuore de’ vinti, privati dei loro beni, sorge a rattemprare i mali una fervida speranza della riscossa, che lo scorrere degli anni, in luogo di rafforzare, scema e dilegua. Imperocchè essendo allora il disquilibrio dell’utile e delle affezioni private grandissimo, la natura umana creasi su puntello, la speranza volge tutta la sua operosità alla cosa pubblica, che, in que’ fugacissimi momenti, riassume eziandio l’utile privato, mentre in seguito, l’imperiosa necessità li separa di nuovo, e l’abitudine scemando i mali ammorza il desiderio della riscossa.

Queste naturali ed universali disposizioni, cessata la repubblica romana, trovarono in Mazzini chi diede loro forma ed azione. Così surse l’Associazione Nazionale, poi il Comitato Nazionale, la cui importanza basta a farli entrare nel dominio storico, e meritevoli di riflessioni. Epperò, innanzi tutto, ci renderemo esatto conto, e sottoporremo a severa critica le dottrine che professa il Mazzini, inspiratore di tali fatti e degli avvenimenti che ne emersero.

Giuseppe Mazzini è una indole nobilissima. I suoi piaceri, i suoi godimenti si riassumono nel farsi stru-