Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/20

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Nella guisa stessa, per le stesse ragioni, nel XVI secolo la vita politica essendo muta in Italia, la filosofia è costretta a rimanersi nell’astrazione, e si manifesta nel razionalismo di Bruno, che Vico e Campanella avvicinano alla realtà, perchè cominciasi a sentire il bisogno d’un’esistenza politica; e quando questo bisogno manifestasi nell’azione, la realtà è raggiunta da Mario Pagano, svolta da Filangieri, da Romagnosi in tutti i rami della vita d’un popolo. Oggi finalmente nella dotta e pacifica Germania, in cui l’azione ha pochissimo imperio sul pensiero, rivive con forme anche più astratte il razionalismo di Bruno; e mentre cercasi anche negare la realtà, procedesi così servilmente sotto l’imperio di essa, che deducesi dai ragionamenti come il costituzionalismo sia l’ideale dello stato perfetto.

Dunque, dal principio del mondo, il pensiero umano non ha potuto mai procedere nelle sue ricerche indipendente dalla realtà; ed appena discende all’applicazione delle idee, che si adattano ai fatti, e non mai i fatti procedono da esse. Ciò basta per dimostrare ad evidenza, quanto sia assurdo il concetto che le rivoluzioni, i mutamenti negli ordini sociali si facciano prima nel pensiero e poi nella realtà; essi sono conseguenza delle condizioni, e relazioni degli uomini, e cominciano a manifestarsi con l’idea quando già sono latenti nella società; dalla manifestazione procedesi all’attuazione, e spesso questa avviene senza di quella: nella guisa stessa che nell’uomo si manifesta un bisogno, poi una idea, poi l’azione, e spesso l’azione segue immediatamente il bisogno di manifestarsi, o maturarsi nel pensiero. Quindi la filosofia è quella che esamina con pacata ragione sulle condizioni, sui rapporti sociali onde discernere ciò che si nasconde sotto l’apparente calma, trae in luce e presenta in concetti chiari e distinti