Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/211

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 195 —

Da tale base prenderemo le mosse, e ci faremo a sviluppare un tale argomento.

La più importante quistione a risolversi è il determinare il potere che dovrà reggere quella parte d’Italia, che prima sarà sgombera da’ nemici, e quindi, mano mano, l’Italia tutta sino al termine della guerra.

La sovranità del popolo, che tutti bandiscono, a cui tutti aspirano, è, col governo, la sostituzione del concetto collettivo all’individuale. Il concetto collettivo emerge dallo stato di progresso della nazione, costituito da’ svariatissimi rapporti sociali. Chi parlasse di libertà a gente che avesse servo il cuore, non sarebbe compreso, i suoi sforzi tornerebbero vani; a gente di spiriti liberi, farebbe schifo il linguaggio di uno schiavo. Il concetto della nazione è fatale esso è il solo giusto ed il solo possibile, esso sarà, indubitatamente, l’arbitro delle nostre sorti; lasciamo adunque che si manifesti liberamente. Il pretendere di mutarlo è vano. Diremo solo che un popolo, il quale per esser libero vuol esser dominato, o erra o non è degno di libertà; e tanto nell’uno quanto nell’altro caso non sarà mai libero, e più che ogni altro popolo l’italiano, perchè maggiori ostacoli si frappongono al suo risorgimento, e per superarli gli fa d’uopo libertà maggiore.

La dittatura debbe esser potente; se non è tale non è dittatura. Essendo scopo di un tale maestrato, il far prevalere la propria volontà a quella dell’intera nazione, bisogna che i capi dell’esercito e tutti i pubblici funzionarii siano di sua scelta; gli è mestieri di una polizia onde spiare i passi ed i pensieri de’ cospiratori, de’ ribelli, immancabili, perocchè essi sono alla dittatura come l’ombra ai corpi; e dovendo rivolgere in suo favore l’opinione pubblica, deve, per conseguenza, spiare i pensieri di ognuno; ed infine dovrà possedere a sua tutela una potente forza materiale. Un tale governo