Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/233

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Questa prima provvisione spezzando le ritorte da cui eravamo avvinti ci ridona la piena libertà delle membra, indispensabile a sostenere la gran lotta in cui dovremo impegnarci. Nè la vittoria sarà mai possibile, se combatteremo impastoiati fra leggi ed istituzioni volte a sgagliardirci e toglierci qualunque libertà di operare. Nè qui finiscono gli effetti di tale provvedimento; l’abolizione delle tasse, ecc. produrrà, cosa indubitata, un ribasso sul prezzo degli oggetti di prima necessità, ed il minuto popolo sentirà, dal nuovo ordine di cose, immediatamente sgravarsi dalle tante imposizioni da cui era oppresso, e quindi troverà cosa importantissima il difenderle ed assicurarle in avvenire. In tal guisa con un semplice decreto avremo ridonato al popolo tutta la sua forza, e creato il movente, che unificandone eziandio la volontà, lo sospinge alla difesa della patria.

Inoltre, se il concedere altrui il governo assoluto della cosa pubblica ci ricaccia nella miseria, e ci abbandona al dispotismo, il disordine conduce parimente alle conseguenze stesse; e però alla rivoluzione bisogna assegnare un fine così ampio ed incontrastabile da essere certi che nessuno possa durar fatica a riconoscerlo, o nessuno rinnegarlo. Quindi stabilire come punti di riscontro, come limiti e guarentigie della libertà, le leggi inviolabili della natura, le quali daranno norma, e determineranno tutte le provvisioni volte ad organare e dirigere le forze della nazione al conseguimento del fine prefisso. I due seguenti decreti basteranno per tradurre in fatti le idee esposte.

2.° Il fine che si propone la rivoluzione è quello di sgomberare l’Italia da’ stranieri, qualunque lingua essi parlino, e da tutto ciò che viola l’indipendenza, la libertà individuale. La guerra sarà protratta per forza finchè questo fine non sia compiutamente conseguito.