Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/236

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che dovranno essere la base del nuovo patto sociale, eleggerà il consiglio comunale, i deputati al congresso nazionale; e tutti i cittadini, con le norme che daremo nel quarto saggio, formeranno i battaglioni e si eleggeranno i capi. In tal guisa si procederà conformemente al naturale corso degli eventi, e la nazione da sè, senza crearsi padroni, senza concedere ad una città autorità o ascendente maggiore che alle altre, raccoglierà successivamente le proprie forze, e le adoprerà al conseguimento del fine che si propone, conservando la sua prima libertà.

Il popolo non avrà nulla a temere dagli errori, in cui per ignoranza o per intrigo d’altri, potrà incorrere nello eleggere questi diversi maestrati; imperocchè non sono inviolabili nè irrevocabili, e non dispongono di alcuna forza materiale. Essi non comandano, ma propongono. Il popolo con pochissima pena potrà francamente eleggere coloro che desiderano tali incombenze, trattandosi di crearsi servi e non padroni; quelli che volontariamente si offrono saranno i migliori. Negare questa verità, ricorrere a’ ripieghi, è negare la rivoluzione; è lo stesso che restringere l’utile universale a quello d’una fazione; è una questione di semplice forma che non vale il pregio d’essere discussa.

Durante la guerra il congresso nazionale si occuperà a risolvere il problema sociale, e cercherà stabilire l’avvenire della nazione. Il congresso terrà ai fittaiuoli il seguente discorso: «Il provvedimento preso di sospendere il pagamento delle rendite vi ha sostituito ai proprietari, bene grandissimo per voi stessi e per la società; voi produttori per eccellenza ritenete e godete giustamente il frutto delle vostre fatiche, e la società si è sgravata da quella classe di oziosi digeritori, che, per sostenere il loro lusso, producevano l’incarimento dei viveri. Ogni cittadino soffriva per cagion