Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/237

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loro; ad ogni poverello veniva tolto un pezzo del suo pane per impinguare i cani ed i cavalli di questi proprietari; ed oltre questi vantaggi evidenti, quelli oziosi, costretti ora a lavorare per vivere, hanno accresciuto eziandio il prodotto sociale. Ma fa d’uopo riflettere che, quali voi oggi siete, tali essi furono, e l’esperienza, varie volte ripetuta, ha dimostrato, che, eziandio ripartendo ugualmente la terra, dopo qualche tempo vi sarà tra voi chi per maggior forza, solerzia, od ingegno ingrandirà all’altrui spese; e così a poco a poco sorgerà di nuovo la classe dei proprietari che avete annientata. Inoltre, il medesimo diritto che avete voi sulla terra, lo ha ognuno; la medesima ingiustizia che voi pativate, la patiscono i vostri giornalieri, e voi usurpate ad essi quel frutto dei loro lavori, che i già proprietari vi usurpavano. Finalmente rimanendo la vostra condizione tale quale ora è, i principî da voi stessi banditi sarebbero violati, il patto sociale sarebbe ingiusto come lo era prima, ed i vostri figli si troverebbero in una società non diversa da quella che ora vogliamo riformare.»

La cagione di questi mali futuri è evidente; la proprietà ha cangiato possessore, ma è rimasta illesa. È dessa che bisogna abbattere; è il principio che bisogna mutare; e perciò è necessario occuparci della situazione del problema. Impedire che i proprietari rinascano; questo è il problema, che, unito agli altri riguardanti l’industria ed il commercio, formerà l’oggetto delle nostre cure.

Per riuscire nel nostro proposito non basta seguire i suggerimenti dell’istinto che ci trarrebbero di via, ma bensì giovarci dell’esperienze che la storia registra. Le attinenze degli innumerevoli fatti consacrati nelle sue pagine hanno portato materia a studio profondo, da cui risultò una serie di proposizioni che formano la