Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/250

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rimangano inviolati i principii. Queste leggi, questi consigli verranno pubblicati dal governo, non già quando la mente è ottenebrata ed il senso comune pervertito dai pregiudizii, ma quando la spada della rivoluzione ha già rimosso gli ostacoli, quando i contadini e gli operai avranno rotto l’incanto, che li mantiene tra i fragili ceppi del proprietario e del capitalista. Il governo non dovrà sospingere a fare cosa impossibile ai governi, ma frenare alquanto, indirizzare, dirigere le passioni che la rivoluzione ha sfrenate.

Fin qui della parte economica.

Ora faremo un’osservazione, che riguarda la politica. Il governo rappresentativo è screditato in Europa; l’assemblea eletta a rappresentare i diritti del popolo, ad altro non serve che a convalidare e vestire con una maschera di legalità e di giustizia le usurpazioni della tirannide. Non havvi principe, dittatore o ministro, il quale non faccia decidere secondo le proprie intenzioni il Congresso che la nazione ha eletto a guarentigia de’ proprii diritti. Queste assemblee sovente sono d’impaccio al pronto operare, senza mai essere di ostacolo al male; nascono dalla corruttela, e vivono finchè la forza crede dover subìre il loro importuno garrito; odiose al tiranno, come che accarezzate, sono sprezzate dalla nazione. Questo triste fatto, che sembra conseguenza di loro natura, è l’effetto del modo come oggi sono regolati i rapporti sociali: l’utile privato essendo in opposizione col pubblico, produce una diversità di mire, di desiderii, di speranze; e quindi la irreconciliabile discordia delle idee e delle opinioni, e di più, il potere che ha il principe, il dittatore, il ministro di concedere cariche, distribuire oro ed onori, fanno sì che le tante opinioni riluttanti, trovando l’utile su di una via comune, si accordano nel vendersi ad un padrone, e cospirano verso il fine che da esso viene loro