Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/269

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Ho cominciato a trascrivere questa splendida confutazione della formula mazziniana, col proposito di sceverarla de’ periodi meno interessanti; ma, fatta eccezione di alcune parole, nel principio ed alla fine, le une che servono di legame con quello di cui precedentemente ragiona l’A. e le altre che riguardono lui personalmente, non ho trovato nulla che ridondi, che non interessi, che non piaccia; perciò interamente e fedelmente l’ho trascritta. Aggiungo ora le mie osserservazioni.

Le condizioni alle quali deve soddisfare una formola politica, ottenendosi alle opinioni medesime del Mazzini e del Franchi, sono che: deve esprimere la verità d’un principio, la legge d’un fatto; un principio, che, base del patto sociale, determini i rapporti dei cittadini fra loro e con la società, ed accenni eziandio la legge che darà norma al progresso futuro. E tutto ciò, leggendo la formola, deve presentarsi chiaro, immediato, consueto alla mente d’ognuno, senza aver bisogno d’interpreti o di commenti.

A me pare che la formola francese non soddisfi a queste condizioni. Il suo merito altro non è che non contraddirle. Libertà non può esistere senza eguglianza; quindi una di queste due parole è superflua; se tutti sono eguali non potranno essere che liberi, nè potranno dirsi liberi i cittadini fra cui non siavi eguaglianza; e la fratellanza poi, come che accenni il fine a cui tende la nazione, il patto che lega i cittadini, è una ipocrisia, perchè non esiste in natura, e se i cittadini vivranno come fratelli, perchè tali li rendono gl’interessi tutti cospiranti al bene pubblico, non perciò saranno tali. Inoltre da questa parola viene l’odore del cristianesimo a mille miglia.

Non comprendo come sia sfuggita alla mente di tutti la formola semplicissima e chiarissima, già titolo