Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/268

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tenne saldi ed incolumi i bastioni italiani, col suo magico grido: Dio e Popolo? — In verità, io arrossisco di dover discutere argomenti così stravaganti. No, Napoleone non commise la follia di dichiararsi tutore della libertà, dell’uguaglianza e della fratellanza dei milioni. Egli fu assai più consentaneo a sè stesso: «giù la libertà, egli disse, giù l’eguaglianza e la fratellanza! Io sono il vincitore e comando; il popolo è vinto e obbedisca.» — E quella povera formola, che Mazzini stima conciliabile di fatto col dispotismo, Napoleone non la giudicò compatibile, nè pur di solo nome, col suo potere: la cancellò dappertutto! Ma invece quale è la formola, che trovò bella e fatta per lui? E quella di Mazzini: in nome di Dio e del Popolo (par la grace de Dieu et la volontè nationale)....

Ed è la storia, non io, che dà una smentita così franca e solenne a quell’altra singolare asserzione: «Nè papa nè re potrebbero assumere coi repubblicani italiani linguaggio siffatto. La formola inesorabile gli direbbe: non conosciamo interpreti intermediarii privilegiati tra Dio e popolo: scendi ne’ suoi ranghi, ed abdica

Sì, Bonaparte ha assunto linguaggio siffatto co’ repubblicani; e la formola di Mazzini si mostrò, non mica inesorabile, ma la più compiacente e pieghevole creatura del mondo. Essa non solamente stette cheta e si tacque; ma fece assai più, ed assai peggio. Si presentò lesta lesta al Bonaparte e gli disse: «Tu cerchi un’insegna per la tua bandiera, ed un’iscrizione pei tuoi decreti: eccomi qua, nata, fatta per te. Grida sempre: Dio e Popolo, e fa quel che vuoi: tu avrai sempre ragione.» — Oh! Mazzini é tornato in mal punto a celebrare la sua formola. Doveva almeno purgarla dal fango, di cui l’ha contaminata Bonaparte! e assolverla dall’infanzia, onde l’hanno coperta i bonapartisti!