Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/267

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Il rimanente del suo discorso dovrei dire, se non si trattasse di Giuseppe Mazzini, che offende troppo il senso comune: «La formola francese non definendo l’interprete della legge, lascia schiuso il varco agli interpreti privilegiati, papi, monarchi o soldati. Quella formola potè nascere dagli ultimi aneliti d’una monarchia, sussistere ipocritamente in una repubblica, che strozzava la libertà repubblicana di Roma; soccombere sotto il nipote di Napoleone, che dichiarava: io sono il migliore interprete della legge, io sarò tutore alla libertà, all’eguaglianza, alla fratellanza de’ milioni.» Come! Mazzini trova modo di associare insieme questi concetti: libertà e privilegio, eguaglianza e Papa, fraternità e monarca o soldato! Ma se questi non sono concetti rigorosamente, evidentemente, palpabilmente contraddittorii, c’insegni un po’ che cosa sia ripugnanza e contraddizione; giacchè se mi permette di ragionare con la sua logica, io gli convertirò tutti gli assurdi in altrettanti assiomi. — Inoltre, quel rimprovero ch’esso rivolge alla formola francese, mi fa nuovamente dubitare, ch’egli esiga proprio dalle formole l’officio degli schioppi, dei cannoni e delle bombe.

Ma non è una stranezza, a dir poco, l’imputare ad una formola le iniquità di un governo! quelle iniquità erano forse una conseguenza legittima e necessaria di quella formola? Questo governo era forse fedele al suo principio? A chi mai farà credere Mazzini, che se in luogo delle parole: liberté, égalité, fraternité, fosse stato scritto in fronte ai pubblici monumenti: Dio e Popolo, l’assemblea francese non avrebbe decretato la spedizione di Roma, nè Bonaparte avrebbe fatto il colpo di Stato? Le parole Dio e il Popolo ben erano scritte sulle bandiere di Roma; e perchè non fecero il miracolo di salvarla? Perchè Mazzini non isconfisse i battaglioni francesi, non disperse le artiglierie tedesche, non man-