Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/274

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Dal Saggio primo



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I deboli vedendosi esposti alla rapina od alla violenza de’ forti, ciascuno invocò la protezione di un potente, per esser difeso dagli altri; così ogni forte ebbe una clientela, ch’egli difendeva e dominava; così dal sentimento della propria conservazione originò la schiavitù, la diversità delle caste; i forti furono i nobili, i clienti la plebe, i prigionieri gli schiavi. Ogni nobile fu duce supremo, arbitro nella famiglia, e fra’ clienti fu re e sovrano sacerdote. Come la lotta degli individui costrinse questi ad unirsi in famiglie, così la lotta fra le famiglie gli raccolse successivamente ne’ Vici, da’ quali per la ragione medesima si formarono i Pagi e dall’unione di più Pagi si composero le città. Qui la barbarie cessa.



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Le sorti dei popoli dipendono pochissimo dalle istituzioni politiche.

Sono le leggi economico-sociali che tutto assorbono, che tutto travolgono nei loro vortici. Il diritto di proprietà illimitato, ovvero il diritto di possedere più del bisognevole, mentre altri manca del necessario, fu la sola cagione per cui caddero in dissoluzione i Romani, come già per la ragione stessa era avvenuto a’ Magno Greci. Questo fatto è innegabile.