Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/28

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 12 —


Proseguiamo lo studio della natura umana. L’istinto avverte la esistenza dei fatti senza svolgerne le conseguenze. La ragione le svolge, le studia e le compara. Gli impulsi che riceviamo dallo istinto sono l’effetto dell’immediato piacere che può procurarci un’azione. Se a questa prima sensazione piacevole, ne succedano come conseguenza, altre dolorosissime, noi nol sappiamo. Solamente la ragione può avvertircene, la quale opera quando una sensazione dolorosa fissa su di un oggetto la nostra attenzione. L’uomo deve necessariamente errare; la sua ragione non evita l’errore, ma lo corregge quando i tristi effetti delle sue conseguenze lo costringono a ragionare. L’errore non è conforme alle leggi di natura, altrimenti non sarebbe errore; i suoi tristi effetti sono la voce di queste leggi che ci richiama sotto il loro assoluto imperio. Dunque l’istinto ci allontana dalle leggi di natura, la ragione ci rimena verso di esse. Il fine a cui tendono le leggi di natura, è il bene, è l’azione che risulta dalle ultime conseguenze dei loro effetti; l’istinto, invece, non mira che al bene immediato; la ragione c’insegna di sacrificare questo all’avvenire. L’istinto restringe il nostro sguardo in angusta valle, mentre per discernere le leggi di natura, è d’uopo di ascendere una sublime vetta, ed in un fissar d’occhio tutto antivedere nell’avvenire. Fra i suggerimenti dello

    cese in Italia all’epoca che questi stranieri la conquistarono? No; corruppesi la nostra favella, e se il sentimento nazionale non l’avesse ritornata alla sua purezza, gli Italiani non avrebbero più parlato italiano, ma neppure avrebbero parlato francese... Da tutte le moderne lingue dovrà sorgere un dialetto prima plebeo, poi illustrato da poeti, dagli scrittori, per diventare in ultimo lingua mondiale. Dire che il mondo parlerà francese significa rinnegare assolutamente la rivoluzione per la smania d’infrancesare il globo.