Pagina:Pisacane - Saggio sulla rivoluzione.djvu/281

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che doveva dare pieno sviluppo alle verità annunziate da quel solitario genio sorgeva in Francia prima che altrove. Nel 33 si leggeva a Lione sulla bandiere del popolo: Viwe en travaillant ou mourire en combattant e quindi in giugno si vide mitragliare il popolo stesso, perchè voleva vivere. Questi fatti richiamarono l’attenzione di ogni Italiano, e mentre il governo francese bombardava Roma, la nazione francese operava in Italia una salutare invasione d’idee, e come la mente di un individuo comincia a svilupparsi per l’influenza del mondo esteriore, così il popolo Italiano, ad onta della tirannide che l’opprimeva, intese subito l’influenza del progresso europeo; e le masse si avvicinano al possesso della ragione con tanta più rapidità, in quanto che tale sviluppo armonizza con le sofferenze dei loro sensi. Non perciò può dirsi che in Italia siavi un partito socialista, pronto ad operare in questo senso. Ma il primo germe esiste, il popolo sente i suoi mali, e mormora nello scorgere il proprietario ed il capitalista, eziandio, godenti il frutto dei lavori del contadino e dell’operaio, mentre questi guadagnano a frutto a frutto la vita; il popolo più non accetta il suo stato, ma lo subisce. Questo primo sentimento di disgusto, per lo stato presente, che già comincia a palesarsi nel popolo, è il germe della futura rivoluzione Italiana; germe che i pensatori dovrebbero svolgere, elaborare, discutere, formulare, renderlo popolare e farne la bandiera di un partito.


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L’Italia non ha altra speranza che nella grande rivoluzione sociale.